Domenica 12 gennaio abbiamo suonato il nostro 800esimo concerto. Ci è sembrato simbolico che quel concerto fosse in una provincia remota dello stivale, un borgo incantato in Toscana, nella Garfagnana: sebbene Torino sia la città all’ombra della quale abbiamo avuto la possibilità di crescere, è dalla provincia che veniamo. Come tanti altri conterranei abbiamo un’anima sospesa lì, nella distanza tra una metropoli e una piccola città, come quella di Guccini. Persone come Federico, colui il quale gestisce con passione il locale dove ci siamo esibiti, occupandosi di tutto in prima persona, con umiltà e senso pratico, sono simboliche di ciò che permette alla musica, nel nostro paese, di sopravvivere.
La lista dei nostri concerti è un po’ arbitraria, nel senso che è stata composta, nella sua parte legata alla fondazione del gruppo, sulla base dei ricordi. Rispecchia tuttavia fedelmente la forma dei nostri fondoschiena, modellati sulla sagoma dei sedili di un Ducato o un Doblò scassone qualsiasi. Per questi trentasei anni, l’elenco delle persone da ringraziare sarebbe troppo lungo. Alcune di quelle non ci sono più, nel senso che sono mancate alla vita terrena, e tuttavia non sono assenti dai nostri cuori. Ci distraiamo sui monitor, sulle classifiche di calcio e sull’orario a cui verrà servita la cena, a fine soundcheck. Ma la semplice verità è che questi chilometri appartengono più a loro, i vivi e i morti che ci hanno sostenuto, anno dopo anno, autogrill dopo autogrill, camerino per camerino: comprando dischi, venendo ai concerti, suonando con noi, curando con noi la produzione, scrivendoci quali canzoni avessero modellato un proprio ricordo, o un’età della propria esistenza.
Con stupita gratitudine, finché sarà, servi vostri.